Se c é una cosa che credo sempre di aver imparato e che poi dimentico

é che quando ho bisogno di una mano, devo stringere forte la mia.

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Gesto semplice ma molto speciale

Mio nonno Giuseppe, soprannominato Peppino, uomo di 87 anni, nato e cresciuto in un’epoca in cui si veniva educati dai genitori in maniera fredda e distante, e una volta invertiti i ruoli si faceva lo stesso, oggi mi ha dato un bacio sulla guancia.
Il primo che io ricordi.
Il massimo fin’ora era sempre stata una mano su un braccio o su una spalla, tipo pacche di incoraggiamento alla vita, e una carezza su una guancia qui e là negli anni.
Il suo affetto me l’ha sempre mostrato a parole, ma non con le classiche frasi come “ti voglio bene”, piuttosto con incoraggiamenti a non arrendermi e a lottare quando si accorgeva che in quel momento della vita ero in difficoltà.
Di solito quando vuole essere affettuoso mi chiama “ninin” o dice “ninin ti vedo bene oggi”, non so esattamente cosa voglia dire questo termine ahahah penso sia un modo in dialetto per dire piccolina, o qualcosa di simile.
Ma oggi il nonno si è davvero superato.
Incredibile quanto un gesto così semplice possa essere così speciale e farci sentire così amati e apprezzati.
Sono proprio contenta 🙂

Vi auguro una buona serata
Ilaria Bho
🙂

Storie di vita

Una mia amica mi ha appena detto delle cose che mi hanno lasciato abbastanza angoscia.
Pe farla breve lei ha dei problemi di salute non indifferenti, sia fisici sia psicologici; ieri sera dopo aver abusato di Xanax ha inviato una serie di messaggi a questo ragazzo a cui tiene molto e ora lui non le risponde.
La cosa che più mi ha destabilizzata è il fatto che abbia abusato di uno psicofarmaco, cosa che personalmente reputo pericolosa.
Mi è venuta ansia a sentire la sua storia, a sentire di come spesso abbia dei crolli emotivi e di come si sia sentita sola in momenti in cui ha dovuto fare forza a se stessa.
Momenti come quest’ultimi gli ho avuti anche io, momenti in cui ti senti così solo e incompreso che l’unica mano che stringi forte è la tua.
Sono e devono essere momenti però, non una costante, non la vita.
Per quanto riguarda la questione di questo ragazzo, di cui per altro so molto poco (se non che la “relazione” non sia fisica ma basata prevalentemente su messaggi) ho un’opinione che non so se esprimerle o meno, non so se lei sia pronta a riceverla.
Io credo che una persona debba stare bene con se stessa prima di poter davvero stare bene con gli altri, credo molto nel lavoro che uno deve fare con se stesso prima di investire impegno e sentimenti in una relazione.
Non so se una relazione iniziata in un momento del genere possa essere sana e farla davvero sentire e stare meglio… potrebbe darsi che il possibile amore di questo ragazzo la risollevi e le faccia vedere un lato di questo mondo molto bello che lei finora non ha gustato… ma potrebbe portare ancora più malessere del bene che potrebbe creare.
Ancora le loro labbra nemmeno si sono sfiorate che lei soffre e non dorme per lui.
E lui?
Che sia davvero pronto ad entrare a far parte di una realtà del genere, che abbia le forze sia fisiche che emotive per imbarcarsi in tutto questo?
Non so davvero cosa dire a questa mia amica per cercare di aiutarla.
E nemmeno so se spetti a me il compito di farlo, anche se sono l’unica con cui credo si sia sfogata su tutto questo.

Sia che abbiate avuto esperienze analoghe o meno, vi chiedo se potreste darmi qualche consiglio.
Vi ringrazio in anticipo amici, ora vado a sentire un po’ di musica per liberare la mente prima di andare a dormire. 🙂

Buona notte
Ilaria Bho

Mi manca mio padre

Sono stanca di far finta di nulla, di tenere la mente occupata, di pensare che devo essere grata per quello che ho (e lo sono davvero), che Natale è solo un giorno all’anno e che ormai è passato.
Sono stanca di dirmi che non sono arrabbiata, che non sono invidiosa, che in fondo non sento un vuoto incolmabile che mi spezza in due.
Sono stanca di fingere che in mezzo a tutti i miei affetti non manchi nessuno all’appello.
Stanca di guardare altre famiglie in vacanza nel nostro posto preferito, a sciare tra le nostre montagne, e dirmi che non ci stiamo perdendo niente.

Mi manca mio padre.

Mi manca in un modo che non so neanche più descrivere.
Mi manca la mia vita prima, che se solitamente mi impongo categoricamente di non pensarci mai, adesso mi ci aggrappo con tutte le forze di cui il mio pensiero dispone.
Abbiamo vissuto momenti così belli che a ripensarci sorrido ancora.
Siamo stati felici, nei 15 anni che siamo stati insieme, abbiamo fatto vacanze stupende e riso un sacco.
Ci siamo voluti bene.

Mio padre era la mia persona preferita nel mondo, anzi, lui E’ la mia persona preferita nel mondo. A me che difficilmente piace qualcuno davvero tanto, a me che non viene spontaneo vedere solo i lati positivi delle persone, a me lui piaceva tantissimo; io lo adoravo.
Papà era la mia persona.

Mi manca mio padre.
E per sta sera lascio che mi manchi.
Lasciatemi il diritto di essere triste, di essere incazzata.
Lasciatemi il diritto di dirvi che il Natale fa schifo quando vostro padre, la vostra persona preferita, non può più festeggiarlo con voi.
Lasciatemi il diritto di dirvi che questo è uno dei periodi dell’anno peggiori per chi ha un dolore così grande nel cuore; per quanto mi riguarda secondo solo al periodo della ricorrenza del lutto.

Buonanotte
Ilaria Bho

Cambiamenti in corso

Oggi ho fatto un po’ di pulizia tra i libri, ho tolto quelli della facoltà di economia (che erano abbastanza) per far posto a quelli nuovi che dovrò comprare nelle prossime settimane.
Questa settimana appena trascorsa, infatti, ho preso delle decisioni per me importanti. Non sono state decisioni di impulso o prese a cuor leggero, ma meditate a lungo e ponderate per bene.
Per farla breve, ho lasciato la facoltà di economia a cui ero scritta per intraprendere un percorso di studi (e di vita) molto diverso.
Ho deciso di cercarmi un lavoro, cosa che di nascosto stavo già facendo da un po’, e di iscrivermi all’università telematica al corso “Comunicazione delle imprese mediali e la pubblicità”.
Facendo un’università telematica potrò studiare da casa tramite video lezioni e recarmi in università a dare gli esami, in questo modo potrò conciliare un futuro lavoro con lo studio.
Questa settimana mi sono perciò mossa in questa direzione, sono andata in università a presentare la rinuncia agli studi, ho completato tutta la documentazione della nuova università e l’ho spedita per posta tramite raccomandata.
Venerdì e sabato pomeriggio ho lavorato come promoter (come da due mesi a questa parte) e questa domenica ho dormito fino alle 12 e portato i libri di economia in cantina.
La prossima settimana sarà impegnativa credo, domani pomeriggio inizio un nuovo lavoro come promoter che mi terrà impegnata per 3 giorni (di cui uno mezza giornata e due full time), avrò un colloquio di lavoro (per me il primo) per una posizione che mi sembra carina e ok per me che non ho esperienza se non come promoter e volantinatrice, ma comunque sentirò al momento di che si tratta ecc.
Da Gennaio, dopo le vacanze natalizie e il capodanno, inizierò a studiare le nuove materie.
Sono felice di aver finalmente preso una decisione su questi argomenti, sono stata tormentata a lungo e anche piuttosto mal consigliata se devo dir la verità.
Tutte queste novità un po’ di ansia me la mettono, mi sembra quasi ovvio che sia così, ma mi sembra un’ansia che ti sprona, di quel tipo che ti spinge ad impegnarti e a fare le cose meglio che puoi.
Credo di aver ancora tanti limiti da superare, anzi, lo so. Però ho anche capito che su alcune cose mi sbagliavo, perché le vedevo dal lato sbagliato, altre le travisavo completamente, e altre ancora non le vedevo affatto.
Ora alcune cose si sono fatte molto più chiare, e alcuni nodi dopo essere venuti al pettine si sono sciolti.

Ci ho messo tanto a prendere la decisione di cambiare università e corso di studi, come dicevo prima, ho voluto essere abbastanza sicura che mi sarebbe piaciuta (la sicurezza al 100% ovviamente non credo si possa mai avere); una volta presa questa decisione è stato impegnativo anche a dirlo alle mie persone, ovvero alla mia famiglia e alle mie amiche.
Alle mie amiche è stato più facile, mi hanno detto che se era quello che sentivo e che volevo facevo bene a cambiare.
Dirlo a mia mamma invece è stato più impegnativo, avevo paura reagisse male e che si incazzasse e non sapevo bene come impostare il discorso.
Quando è stato il momento opportuno per parlarle però sono riuscita a spiegarmi bene, ad esporre i miei sentimenti e ad argomentare i motivi di questa mia scelta. Alla fine l’ha pure presa meglio di quanto mi aspettassi.
Per lei è importante vedere che io non passi il tempo sul divano a “cazzeggiare” ma che mi impegni nelle cose e soprattutto che faccia qualcosa.
Come dicevo, nella prossima settimana di cose da fare ne ho, anche per questo credo sia più tranquilla, perché vede che mi do da fare. E anche per il fatto che ho già fatto tutti i passaggi per cambiare università.

Oggi avevo bisogno di mettere questo per iscritto.

Un abbraccio e buona domenica 🙂
Ilaria Bho

Cartonato

Avete mai l’impressione che le persone attorno a voi non vi vedano?
Oppure che la versione che mostrate di voi non sia quella vera, ma una sorta di maschera, un cartonato di voi stessi?
Io ho spesso questa sensazione ultimamente, mostro il cartonato, mi alzo al mattino e lo metto davanti a me, e lo tengo lì tutto il giorno.
A volte vorrei toglierlo, a volte ci sono io dietro che agito le braccia e dico “sono qui”, ma lui non si sposta, o meglio io non lo sposto.
Quanto vorrei che qualcuno lo spostasse, o che ci vedesse attraverso, e dopo avermi vista davvero, non lo rimettesse a posto.
Ho avuto quest’impressione in passato, anzi a dir la verità ancora lo faccio, mi racconto (o almeno ci provo) e una volta finito la gente prende e rimette a posto il cartonato, continuando a riflettere l’immagine precisa che ha di me.
Un’immagine che non sono io.
Sarebbe tutto più difficile se io lo spostassi. Ma forse questo è solo quello che penso, o che pensa il mio cartonato, che vuole restare lì.
Ma io prima o poi ti tolgo, eccome se ti tolgo.
E lì non ti ci rimetto più.

Qualche giorno fa’ avevo scritto questo, e ora anche solo a distanza di pochi giorni, le cose mi sembrano già cambiare.
Io mi stavo già mostrando, avevo già mostrato le mie intenzioni, solo che ci è voluto un po’ di tempo per gli altri per rifletterci sopra e per capirle.
Forse mi sono dovuta spiegare più volte per far capire come mi sentivo, forse non era così chiaro come io pensavo fosse.
Sto iniziando a capire piano piano l’importanza di aprirsi, di spiegarsi, di raccontare come ci si sente, più volte se è necessario.
Perchè siamo tutti diversi e proviamo e pensiamo cose diverse, abbiamo diverse convizioni, forse crediamo di avere un’opinione netta su una determinata questione ma solo perchè non abbiamo mai saputo nè valutato alternative.
Sto iniziando a capire l’importanza di spiegare e raccontare, e per me questo è tanto, è importante.
E’ un passo non indifferente per imparare a mostrarmi e a parlare dei miei sentimenti.

Ilaria Bho

Mi mento

A volte agisco proprio di merda, oggi ho agito piuttosto di merda e detto un sacco di palle.
Qualche anno fa se mi avessero chiesto qual era una delle mie più grandi qualità avrei risposto la sincerità. Oggi non posso dire lo stesso, anche se, onestamente, ora che sono più grande neanche lo vedo più come un difetto il mentire, il mascherare la verità.
Spesso lo facciamo per noi, spesso per altri, ma lo facciamo tutti.
Alcuni lo sanno fare così bene da convincersi essi stessi che quella che raccontano sia la verità.
Io a volte lo faccio, me la racconto, faccio una cagata, una cosa di cui non vado per nulla fiera e allora mi rigiro la verità, me ne racconto un’altra.
A volte me ne convinco, altre meno, altre per nulla.
Però mi mento, ultimamente spesso.
Anche quando vorrei essere sincera,
anche quando dovrei
mi mento.