Volantinaggio in stazione

Qualche giorno fa’ mi trovavo in stazione in un paese vicino a dove vivo per fare volantinaggio, un lavoretto che faccio ogni tanto.
Mentre ero lì, e guardavo le persone passare, ho notato di come le stazioni offrano uno spaccato sul genere umano.
Il classico posto dove “trovi di tutto”, per intenderci.
E c’era veramente gente di ogni etnia, religione e classe sociale.
Guardavo le persone passare e mi chiedevo quale potesse essere la loro storia. Dove andavano, da chi, se avevano un lavoro o studiavano, se erano in cerca di qualcosa o qualcuno, se erano felici, soddisfatte oppure affrante o svogliate.
Mi chiedevo se è possibile capire qualcosa di qualcuno solo guardandolo qualche secondo negli occhi, riflettevo sul mondo intero che c’è dentro ognuno di noi.
Perché c’è un mondo. Perché siamo fatti di parole non dette e sguardi non rivolti, perché abbiamo tutti sogni e speranze, desideri e paure.
Tutti.

Poi mi sono messa ad osservare in generale quale tipo di persona accettava più volentieri il volantino e chi lo rifiutava.
Mi sono stupita: ragazzini trasandati che sembravano quasi dei piccoli teppistelli erano in genere più educati di alcuni uomini ben distinti in giacca e cravatta. Ho pensato che le riconosci subito le persone umili da chi considera altre “professioni” inferiori (il classico dirigente che non saluta la donna delle pulizie), e poi ho riflettuto sul fatto che l’educazione è una cosa a parte rispetto alla classe sociale e che preferirò sempre le persone educate a tutte le altre.

Voi penserete “quanto si è annoiata questa mentre volantinava” e in effetti avete ragione. 😉

Buon pomeriggio amici
Ilaria Bho

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Mi spoglio

Credo che ci sia un’enorme differenza nel sentirsi soli e nel sapere di esserlo.
Nel primo caso è quasi sempre una gran sofferenza, nel secondo non credo.
Sapere di essere soli ci può portare a vedere la realtà in modo differente, ci può dare la spinta per agire, ci fa vedere le diverse strade che possiamo percorrere.
Ci può rendere coraggiosi e spavaldi come non siamo mai stati.
Ma può anche spaventarci a tal punto da non riuscire a muovere un solo muscolo.
Sta a noi scegliere che accada l’una o l’altra cosa? Oppure non ne abbiamo alcun potere ma è solo la nostra indole che viene fuori?
Io non lo so. Ma se potessi scegliere, sceglierei l’opzione uno. Sceglierei di credere che le sorti si possano ribaltare da un momento all’altro, deciderei di essere forte, spavalda e coraggiosa.
Non lo fareste anche a voi?
E invece ultimamente mi trovo a terra ferma sul pavimento ad aspettare non so neanche io che cosa. Come se potesse essere qualcun altro a poter agire al mio posto. Cercando disperatamente l’aiuto degli altri senza capire se non sono in grado io di comunicarlo o semplicemente se ne fregano.
Voglio diventare una persona che fa. Voglio il coraggio di scegliere senza essere appoggiata nella scelta.
Voglio il coraggio di essere me senza il bisogno di essere capita.
E lo voglio. Perché i vorrei non mi hanno mai portata da nessuna parte, i vorrei mi fanno sentire come se stessi desiderando qualcosa che non tocca a me darmi.
Forse devo capire che devo qualcosa a me stessa.
Mi devo la possibilità di sbagliare e di rimediare ai miei errori, la possibilità di guardare dritto davanti a me e scegliere il cammino che realmente voglio percorrere.
Mi devo la possibilità di fallire, di deludere, di emergere, di brillare.
In fondo mi devo tutto.

N.B. Con “sapere di essere soli” io non intendo che sono sola, ho la fortuna di avere nella vita molte persone che mi vogliono molto bene.
Con quei termini intendevo il fatto che non posso/non riesco a raccontarmi realmente per quella che sono, ma che c’è una parte di me che non comunico e questo mi porta a mentire.
Ciò che faccio e ciò che racconto di fare non sempre corrispondo e per questo cerco di lavorare sul problema, cerco di rendere ciò che faccio uguale a ciò che dico. Non è semplice.
Vi chiederete se non sia più semplice fare il contrario. Non lo è.
Stavo per scrivere “spero che le cose possano cambiare” ma scriverò che “voglio che le cose cambino” perché ciò dipende da me.

Buonanotte
Ilaria Bho

Zero- Imagine Dragons

Sta sera lascerò che questa bellissima canzone parli per me.
Imagine dragons, vi ringrazio di cuore per aver scritto e per cantare tutto questo.
Con questa canzone, così come con tante altre, riuscite ad esprimere come mi sento, a tradurre sensazioni, emozioni e sentimenti in parole.
Grazie
Ilaria Bho

I find it hard to say the things I want to say the most
Find a little bit of steady as I get close
Find a balance in the middle of the chaos

Send me low, send me high, send me never demigod
I remember walking in the cold of November
Hoping that I make it to the end of December
27 years and the end of my mind
But holding to the thought of another time
But looking to the ways at the ones before me
Looking for the path of the young and lonely
I don’t want to hear about what to do
I don’t want to do it just to do it for you

[Chorus2]
Hello, hello
Let me tell you what it’s like to be a zero, zero
Let me show you what it’s like to always feel, feel
Like I’m empty and there’s nothing really real, real

I’m looking for a way out
Hello, hello
Let me tell you what it’s like to be a zero, zero
Let me show you what it’s like to never feel, feel
Like I’m good enough for anything that’s real, real

I’m looking for a way out

[Verse 2]
I find it hard to tell you how I want to run away
I understand it always makes you feel a certain way
I find a balance in the middle of the chaos
Send me up, send me down, send me never demigod
I remember walkin’ in the heat of the summer
Wide-eyed one with a mind full of wonder
27 years and I’ve nothing to show
Falling from the doves to the dark of the crow
Looking to the ways of the ones before me
Looking for the path of the young and lonely
I don’t want to hear about what to do, no
I don’t want to do it just to do it for you

[Chorus2]
Hello, hello
Let me tell you what it’s like to be a zero, zero
Let me show you what it’s like to always feel, feel
Like I’m empty and there’s nothing really real, real
I’m looking for a way out
Hello, hello
Let me tell you what it’s like to be a zero, zero
Let me show you what it’s like to never feel, feel
Like I’m good enough for anything that’s real, real
I’m looking for a way out

[Bridge4]
Let me tell you ‘bout it, well let me tell you ‘bout it
Maybe you’re the same as me
Let me tell you ‘bout it, well let me tell you ‘bout it
They say the truth will set you free

[Chorus2]
Hello, hello
Let me tell you what it’s like to be a zero, zero
Let me show you what it’s like to always feel, feel
Like I’m empty and there’s nothing really real, real
I’m looking for a way out
Hello, hello
Let me tell you what it’s like to be a zero, zero
Let me show you what it’s like to never feel, feel
Like I’m good enough for anything that’s real, real
I’m looking for a way out

Traduzione
Trovo difficile dire le cose che più voglio dire
Trovo un po’ di stabilità mentre mi avvicino
Trovo un equilibrio nel mezzo del caos
Mandami in basso, mandami in alto, non rendermi mai semidio
Ricordo di aver camminato nel freddo di novembre
Sperando di farcela fino alla fine di dicembre
27 anni e la fine della mia mente
Ma trattenendo il pensiero di un’altra volta
Ma guardando ai modi di quelli prima di me
Alla ricerca del sentiero dei giovani e solitari
Non voglio sentire cosa dovrei fare
Non voglio farlo solo per farlo per te

Ciao ciao
Lascia che ti dica cosa vuol dire essere uno zero, zero
Lascia che ti mostri cosa vuol dire provare, sentire
Come se fossi vuoto e non c’è nulla di reale, reale
Sto cercando una via d’uscita
Ciao ciao
Lascia che ti dica cosa vuol dire essere uno zero, zero
Lascia che ti mostri cosa vuol dire non provare, sentire
Come se fossi abbastanza bravo per tutto ciò che è reale, reale
Sto cercando una via d’uscita

Trovo difficile dirti come voglio scappare
Capisco che ti fa sempre sentire in un certo modo
Trovo un equilibrio nel mezzo del caos
Mandami in basso, mandami in alto, non rendermi mai semidio
Ricordo di aver camminato nel freddo di novembre
Sperando di farcela fino alla fine di dicembre
27 anni e la fine della mia mente
Crollando dalle colombe al buio del corvo
Guardando ai modi di quelli prima di me
Alla ricerca del sentiero dei giovani e dei solitari
Non voglio sapere cosa fare, no
Non voglio farlo solo per farlo per te

Ciao ciao
Lascia che ti dica cosa vuol dire essere uno zero, zero
Lascia che ti mostri cosa vuol dire provare, sentire
Come se fossi vuoto e non c’è nulla di reale, reale
Sto cercando una via d’uscita
Ciao ciao
Lascia che ti dica cosa vuol dire essere uno zero, zero
Lascia che ti mostri cosa vuol dire non provare, sentire
Come se fossi abbastanza bravo per tutto ciò che è reale, reale
Sto cercando una via d’uscita

Lascia che ti parli di questo, beh, lascia che te lo dica
Forse tu sei lo stesso di me
Lascia che te lo dica su questo, beh, lascia che te lo dica
Dicono che la verità ti renderà libero

Ciao ciao
Lascia che ti dica cosa vuol dire essere uno zero, zero
Lascia che ti mostri cosa vuol dire provare, sentire
Come se fossi vuoto e non c’è nulla di reale, reale
Sto cercando una via d’uscita
Ciao ciao
Lascia che ti dica cosa vuol dire essere uno zero, zero
Lascia che ti mostri cosa vuol dire non provare, sentire
Come se fossi abbastanza bravo per tutto ciò che è reale, reale
Sto cercando una via d’uscita

Quanto è importante ciò che pensano gli altri di noi?

Buonasera,
questa sera volevo riflettere su quanto è importante per noi ciò che gli altri pensano di noi.
Secondo me, ci facciamo condizionare spesso dall’opinione che hanno gli altri di noi, anche quando fingiamo e ci auto convinciamo che non sia così.
Se qualcuno ha un’opinione di noi che consideriamo negativa, ci sentiamo quasi in difetto e in dovere di dimostrare a quella persona che si sbaglia.
A me capita di sentirmi così nei confronti di alcune persone, persone che praticamente non fanno neanche più parte della mia vita, persone che si può dire non sappiano poi più molto di me.
Ora volevo riflettere su una cosa: perché mi importa della loro opinione? Perché mi importa cosa pensano di me?
Ma soprattutto, è vero che mi importa?
Se dovessero pensare che io sia una fallita, che non sia andata avanti con la mia vita, che avevano ragione loro e ho intrapreso un corso di studi troppo difficile per me; mi importerebbe?
La risposta forse è no, perché io so che queste cose non sono vere.
Inoltre, non sono loro le persone che mi importa sappiano come stanno le cose, le persone a cui dimostrare questo o quell’altro, non è la loro l’opinione su di me che mi interessa.
In primo luogo, è l’opinione che ho io di me che mi interessa; in secondo, quella delle persone a me care, le mie persone; e loro credo che mi vedano già, a loro non devo “dimostrare” proprio niente.
Loro mi conoscono, sono al mio fianco, vedono pregi e difetti, mi accettano già.
Loro hanno già un’opinione buona su di me, ed è la loro che conta per me.
Quindi chissene frega di quella degli altri?

Con questo volevo dirvi di cercare di non preoccuparvi di apparire “sbagliati” agli occhi di coloro dei quali l’opinione, in fondo, non vi importa, anche se crediate sia così, anche se un tempo contava.
Un tempo non è adesso, ieri non è adesso.
Si cambia, si cresce, si evolve.
E ricordate che se un amico vi fa sentire inferiori, meno in gamba di quello che siete, se cerca di sminuirvi in qualche modo, allora quello non è un amico.
Promettetemi che quando sorprenderete voi stessi a mentire per cercare di sembrare migliori, “più fighi”, davanti a coloro che considerate amici, saprete riconoscere lo sbaglio. Saprete fare un passo indietro per mettere in discussione, non voi stessi, ma il valore che state dando a quell’amicizia, a quell’opinione.
Io non sempre l’ho saputo fare, e ci sono rancori e insicurezze che ancora ogni tanto mi tornano alla mente.
Infine vorrei ricordare a me stessa che non devo spiegazioni a nessuno, se non coloro ai quali non ho bisogni di darle.

Voi cosa ne pensate? Per voi conta molto l’opinione che hanno gli altri su di voi? O siete molto sicuri di voi stessi?

Un abbraccio
Ilaria Bho

Respirando aria di mare, nel mio posto preferito, piccoli ma grandi attimi di felicità.
Da godersi e memorizzare, così da poterli richiamare alla mente in momenti più cupi.
Volevo ringraziare questo posto, ringraziare il Salento (e i miei nonni) per avermi dato un posto lontano da casa in cui sentirmi a casa.

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Santa maria al bagno, frazione di Nardò (Le), Puglia.

Ilaria Bho

Team opportunità

Ultimamente mi sto rendendo conto più che mai che siamo noi a decidere come vedere le cose, come interpretarle.
Davanti a qualcosa che per noi rappresenta una difficoltà possiamo scegliere se prenderla come un ostacolo o come un’opportunità.
Premetto che sono sempre stata team ostacolo, non perché lo volessi ma per mia natura credo, ci sono quelli che nascono ottimisti (beati loro) e poi ci sono quelli che faticano ad esserlo.
Però posso dire una cosa? Essere team opportunità è decisamente meglio.
Anche se spesso crediamo che siano degli illusi, che noi siamo i realisti, bhè no.
Sono stata team ostacolo quasi tutta la vita, è ora di passare nell’altra squadra?
Alcuni giorni fa sono stata team opportunità, dovevo fare una cosa che mi spaventava fare, mi metteva ansia, perché sono claustrofobica, ho cercato delle alternative per evitarlo, lo ammetto, ma poi ho pensato che magari poteva essere l’occasione per abituarmi a quella situazione, che entrandoci più volte in contatto ne avrei avuto meno paura.
Ed in effetti è stato così, alla fine è stata più l’idea della cosa ad agitarmi che la cosa stessa.

Questo modo di pensare si può applicare a milioni di cose, solo che è complicato.
Però possiamo provare a farlo no?
Magari iniziando con una volta al giorno finiremo per farlo sempre, diventerà anche il nostro modo di essere.
Magari non riusciremo mai a vedere le cose in questa maniera, magari questo modo di pensare e vivere non ci può appartenere.
Forse però vale la pena provarci.
Anzi, io credo che sì, ne valga la pena, provare non ci costa niente alla fine.
Perciò io ci provo.
E voi amici?

Un abbraccio,
Ilaria Bho

“La legge del saper auto convincersi del niente ma talmente bene che ci credi tanto tanto”.
Sta sera leggendo questa frase su un libro (“meet me alla boa” di Paolo Stella) mi sono resa conto di quanto ciò possa essere vero, di quanto lo sia per me.
Quante volte vi è capitato nella vita di auto convincervi che qualcosa era esattamente così come avevate deciso dovesse essere, che le cose sarebbero andate in quella maniera, che non vi era altra alcuna possibilità?
E’ un po’ lo stesso principio delle fobie, c’è qualcosa che in un momento ci fa paura, che scatena in noi una reazione di ansia o di panico, un granello di sabbia che in quella spiaggia ci spezza e ci terrorizza; ed è così che la spiaggia inizia a farci paura, che non vogliamo più trovarci lì per paura che ciò accada di nuovo; e associamo a quella situazione altre che ci sembrano analoghe, affini, fatte della stessa sostanza.
Partendo da un granello finiamo per aver paura di altre mille cose, di altre mille situazioni.
Pensateci un attimo, è vero, quel granello ha scatenato in noi quelle determinate reazioni, ma è stato quel granello, non è stata la spiaggia, il sole o il mare. Non è stato il contorno, è stato il granello.
Siamo stati noi a convincerci di aver paura di quel contesto, di quella situazione quando in realtà è stato altro a produrre in noi quella reazione.
Molto spesso al granello non è legata la spiaggia, molto spesso quel granello è stato portato lì da un vento leggero che l’ha fatto posare davanti ai nostri occhi.
Quel granello è stato messo lì per farceli aprire.
Quante cose non vedevamo prima di quel granello, quante continuiamo a non vedere.

Un attacco di panico è prodotto da due forze che si scontrano, due forze che sono in noi, che viaggiano parallele per del tempo finché poi si intersecano e si scontrano, restano aggrovigliate e non vogliono più restare separate.
Sono due lati di noi che non si sono mai messi d’accordo, oppure è una scelta che ci siamo obbligati ad accettare ma in cui non crediamo nel profondo.
Il primo istinto sarà quello di ignorare quanto successo, di rimettere le forze in riga, di districarle e imporre loro il percorso.
Sbagliamo. Ogni volta che ignoriamo ciò che siamo sbagliamo. Ogni volta che ci imponiamo ciò che vorremmo diventare, sbagliamo.
Facciamo diventare una parte il tutto e ci priviamo anche della parte “giusta”, non riuscendo a seguire quella sbagliata, cerchiamo di fare diventare l’altra quella sbagliata, cercando di opporci al cambiamento con ogni mezzo che conosciamo perché ci spaventa troppo.
Ci siamo convinti che quel granello sia stato messo lì per punirci, ci siamo convinti che tutto ciò che in qualche modo ce lo ricorda ci terrorizzi e vada evitato, ci siamo convinti che la strada da seguire sia solo una e che non ci siano svolte, che dal treno su cui siamo non si possa scendere, nonostante lui continui a mostrarci tutte le sue fermate.
Ci siamo convinti di tutto questo, così come ci convinciamo di essere noi quelli sbagliati, di non essere abbastanza in gamba, di non avere la giusta personalità, di non essere abbastanza intelligenti o carini, e l’abbiamo fatto diventare la realtà.
Ma così come ci siamo convinti di tutto questo, non potremmo anche convincerci dell’esatto opposto?
Forse quel granello non è stato messo lì per caso o per punizione, forse è stato portato dal vento, il vento del cambiamento, forse era lì per farci accorgere che il mondo è pieno di possibilità, di strade diverse che ci appartengono di più di quella sulla quale ci troviamo in quel momento.
Forse è stato messo lì, sul bordo, per farci segno che potevamo svoltare su un’altra strada.
Forse è stato messo lì per farci smettere di non vedere tutto ciò che avevamo davanti, per mostrarci tutte le fermate e le destinazioni di quel treno in corsa che è la nostra quotidianità, dove a volte ci sentiamo prigionieri, forse è stato messo lì per impedirci di girare ancora gli occhi da un’altra parte e fingere di non vedere.
Siamo abbastanza belli, intelligenti e in gamba, abbiamo la personalità giusta.
Possiamo scegliere, in ogni momento, di scendere dal treno, di cambiare binario e perfino stazione.
Possiamo scegliere.
Possiamo sbagliare.
Ma possiamo anche fare la cosa giusta.
Semplicemente, possiamo essere noi.
Crediamo in questo tanto tanto da renderlo vero, e sarà questa la nostra realtà.

Buonanotte amici,
Ilaria Bho